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3 Luglio 2026

Grotta Azzurra. Duecento anni fa la scoperta, Capri celebra il suo mito – CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

di: Mirello Armiero

Una mostra alla Certosa, una serie di eventi e Vele rosse, un libro per ragazzi degli anni Cinquanta mai tradotto finora, edito da La Conchiglia.

È l’atto di nascita del turismo a Capri la lettera in cui il poeta tedesco August Kopish rende conto con febbrile eccitazione della sua scoperta: ha esplorato una cavità marina sotto Damecuta, di straordinaria bellezza. La Grolla Azzurra fa il suo ingresso sul palcoscenico delle attrazioni internazionali e Capri si avvia a diventare un’isola diversa da quella che era, splendida e selvatica, rifugio di esuli, soprattutto stranieri, e residenza invernale più che estiva: da meta elitaria a calamita di un turismo sempre più di massa, patinato e modaiolo. Eppure la sua identità resiste, perché si nutre di elementi di straordinaria bellezza, come appunto la Grotta Azzurra.

Il suo mito nasce il 17 agosto del 1826, con l’avventura dei due amici tedeschi: August Kopisch viaggiava con un altro poeta, Ernst Fries. I due alloggiavano all’accogliente locanda Pagano, unico asilo per forestieri in quell’epoca leggendaria della storia isolana. Erano arrivati a Capri attraiti dalla bellezza naturale dei luoghi e avevano chiesto al notalo Giuseppe Pagano, proprietario della locanda e accanito bibliofilo, di fare un giro in barca, magari per esplorare quella stretta fenditura nota ai  capresi ma mai violata fino ad allora.

È Kopisch stesso a raccontare nei dettagli la sua scoperta nella monografia Die Entdeckung der Blauen Grotte auf der Insel Capri (La scoperta della Grotta Azzurra nell’Isola di Capri) pubblicata a Bertino nel 1838 in «Annuario Italia»,  della quale ha scritto su questo giornale Giuseppe Vacca, esperto della storia di Capri.

Dopo alcuni giorni di mare agitato, fu proprio il 17 agosto il momento propizio. Il giro fu organizzato da Pagano con suo figlio ragazzino, Michele, e l’«anziano» barcaiolo (aveva 59 anni e tale veniva considerato) Angelo Ferrao, che a quanto pare fu il primo in assoluto a entrare nella Grotta. Non era stato facile trovare qualcuno disposto a portare i due ardimentosi nello stretto anfratto che ancora oggi richiede ai visitatori di appiattirsi sul fondo della barca per entrare. I capresi evitavano il luogo perché convinti che in quella grotta si nascondessero demoni malvagi. E poiché la grotta era stata in realtà il ninfeo della villa imperiale costruita per la villeggiatura di Augusto, nascondeva davvero sorprese e misteri, come le antiche statue poi ripescate negli anni Sessanta, oltre alla sorprendente azzurrità delle sue acque. E quelle statue oggi costituiscono una delle maggiori attrazioni del piccolo ma prezioso museo della Certosa di San Giacomo, dove oggi verrà presentata la mostra su « Il Mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826-2026)», a cura di Massimo Osanna e Luca Di Franco. Nel percorso espositivo del museo le statue dei due Tritoni, fino a qualche tempo fa conservate alla Casa Rossa di Anacapri, sono parte di un suggestivo allestimento che ripropone l’atmosfera della Grotta Azzurra: si entra in una stanza buia, accompagnati dallo sciabordio dell’acqua. Sarà il pezzo forte anche della nuova mostra, che comprende opere, documenti e testimonianze (visitabile fino al 17 ottobre). Norman Douglas ne sarebbe felice: lo scrittore di Siren Land cercò di spiegare ai capresi che la loro più grande ricchezza era l’identità del territorio, unico al mondo, e auspicò la nascita di un museo proprio nella Certosa. Oggi quel museo esiste e con la nuova iniziativa prova a mostrate ai visitatori come nasce e si consolida un mito. Ma non sarà l’unico momento celebrativo: sono in programma diversi appuntamenti, incontri, concerti. Oggi alle 18.30 nel Chiostro della Certosa, il Trio David si esibirà in un concerto dedicato al repertorio per trio d’archi; il 24 luglio, Antonella Basilico Pisaturo terrà la conferenza «La rappresentazione pittorica della Grotta Azzurra tra Ottocento e Novecento» sempre alla Certosa, e il 31 s’inaugura la mostra fotografica «Il ninfeo romano della Grotta Azzurra. Fotografie di Luigi Spina», tra il Chiostro Grande e Villa Jovis.

Infine una chicca editoriale che meriterà un successivo approfondimento: esce per la Conchiglia, con la cura autorevole di Carmelina Fiorentino, Vele rosse verso Capri. Il mistero della Grotta Azzurra di Ann Weil, avventuroso classico per ragazzi degli anni Cinquanta, mai uscito prima in Italia. Il mito, naturalmente, non ha età.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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