di: Natascia Festa
«Se volete uccidere qualcuno, fatelo a Capri». È l’incipit folgorante de L’isola del suicidi imperfetti, scritto da Raffaele Marino, magistrato oggi a riposo, con Renato Esposito, professore di tedesco e profondo conoscitore della storia di uno del luoghi più iconici del mondo. Il libro é pubblicato dalla sempre elegante casa editrice La Conchiglia.
Marino, perché se si vuole compiere un delitto, Capri è lo scenario giusto?
«Perché nonostante la bellezza che domina ovunque non é tutto oro quello che luccica: siamo nella terra delle Sirene con immenso fascino, ma proprio qui, dove tutto è sfavillante, esiste un lato oscuro molto fitto. Nel passato remoto, lo ritroviamo nei sacrifici pagani di Tiberio, In quello recente, in intrighi anche internazionali con varie spy stories. Un giorno passeggiando, arrivai nella piazzetta delle Noci, ero proprio con Renato, un grande cantore dei luoghi, che mi raccontò la storia misteriosa della morte di Nada Grohovac; jugoslava, quarantanovenne, era sbarcata con il marito Aldo Basile a Capri, il 28 settembre del 1988 per partecipare a un convegno dei giovani industriali. La donna fu trovata senza vita nei pressi di un dirupo. Tre archiviazioni non hanno fatto luce sulla verità di una fine catalogata come “suicidio”, ma che potrebbe essere stata altro, un femminicidio, il quale peraltro si intreccia con inchieste e affari della Prima Repubblica».
“The Dark side” of Capri?
«Proprio così: il dark side è riscontrabile anche nel ventennio fascista quando l’isola fu prediletta dai gerarchi nazisti. Del resto somigliano ai Faraglioni gli scogli dell’opera L’isola del morti di Arnold Böcklin che Hitler aveva nel suo studio».
Paura.
«Si, accade dove non c’è una via di mezzo: si passa dall’overbooking dell’estate alla solitudine dell’inverno, quando non c’è un bar aperto e, per un minimo di servizi, bisogna andare ad Anacapri che conserva la dimensione di un paese vero chiuse».
Il vostro è un libro di confine tra la documentatissima e inappuntabile ricostruzione del cold-case di Nada Grohovac e la ricostruzione storico letteraria della tensione noir che attraversa L’isola. Come avete lavorato?
«Esposito ha dato nel primo e ultimo capitolo la fondamentale cornice della storia di Capri, dagli anni Ottanta dell’isola “da bere” a ritroso fino all’epoca Romana. Io mi sono dedicato alla rilettura del “giallo” Grohovac: ho spulciato archivi e faldoni, ho letto tutti i giornali dell’epoca che diedero grande risalto al “mistero di Capri”».
E cosa ha trovato?
«Studiando gli atti parlamentari, le interrogazioni e incrociandoli con altre fonti ho verificato come a un certo punto, il caso della morte di Nada, prima archiviato come suicidio, poi riaperto grazie alla sorella Olga e ancora una volta ria-archiviato, si incroci con la storia della banda della Magliana e con il processo a carico di Giulio Andreotti per l’omicidio di Mino Pecorelli».
Nel libro c’è tutto: proviamo a sintetizzare queste straordinarie convergenze?
«Nel corso delle indagini, alcuni esponenti della Banda iniziarono a collaborare con la giustizia, fra questi Fabiola Moretti, detta Bucatina, che a un certo punto dichiara: Renato (De Pedis) mi disse che in quel periodo il Vitalone era indaffarato perché il fratello (che Suppongo fosse questo Wilfredo non ho notizie di altri fratelli) era impicciato perché tempo prima aveva ammazzato la sua amante e in quel periodo quella storia rischiava di tornare alla luce”».
Una conferma sembrò venire da Evangelisti, il politico andreottiano divenuto famoso per la frase « ‘a fra’ che te serve». Come?
«Evangelisti, in maniera confidenziale e chiedendo che non venisse messo a verbale, suggerì agli ufficiali di Polizia giudiziaria di indagare sul suicidio di una donna con un cognome straniero, avvenuto quattro o cinque anni prima a Capri, che in realtà, secondo voci che circolavano nel suo ambiente, era stata uccisa da Alfredo Vitalone che ne era stato l’amante. Ciò sarebbe accaduto in un periodo dell’anno in cui a Capri era in atto un convegno di Confindustria…».
Qual è la sua idea su tutto questo?
«Innanzitutto che gli errori fondamentali sono stati fatti all’inizio delle indagini: nessun autopsia e cremazione immediata, non furono repertate nemmeno le macchie di sangue; fu un’indagine condotta con molte omissioni cui seguirono depistaggi».
Oggi potrebbe ricapitare?
«La storia, anche caprese, Ci dice di sì».
Il libro si chiude con la morte misteriosa del costumista di Paolo Sorrentino vi dicono a Luca canfora. Altro suicidio imperfetto?
«Non possiamo dire niente, c’è un’indagine in corso, di certo è una morte che ha sollevato molti interrogativi». Anche in questa tragedia c’è un fratello che giustamente non si dà pace.
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